Brivido Pop
Ricollage, quadri, pareti, allestimenti scenografici, proiezioni video, oggettistica, digital art performance.

Ricollage: parola inventata che allude e rende omaggio ai “decollage” di Mimmo Rotella, artista al quale mi ispiro. Sono collage digitali stampati su tela e montati su un telaio. Sulla tela vengono poi incollati dei pezzi di carta strappata dalle pubblicità esterne, sia per rendere ogni copia unica (comunque non più di cinque esemplari per soggetto), sia per dare all’opera un pizzico di manualità e di materia.

"Brivido Pop è una provocatoria combinazione creativa che ti afferra visivamente e non ti libera mai perché ti sprofonda in una sorta di “terra incognita”. Una terra nella quale si esprimono alla perfezione ironia e sberleffo, un'apocalisse di immagini che agitano e turbano l'immaginario."

Osvaldo de Micheli

È come avere le chiavi di una pasticceria. Entro, di notte; accendo le luci e neanche troppo di nascosto inizio ad assaggiare, ad accostare, a mischiare, a provare ed inventare combinazioni di creme, paste frolle, scaglie di cioccolato, mandorle tostate...

ecco cos’è in fin dei conti Brivido Pop: un gioco con poche regole e senza limiti: di spazio, di tempo, di ingredienti. Qui faccio veramente quello che voglio; metto insieme tutte le cose più belle più buone più saporite, più… tutto. Una somma di bontà. La bontà di straordinari artisti che ci hanno lasciato un gigantesco patrimonio visivo. Ogni giorno vedo Piazza Navona, San Pietro, Castel Sant’Angelo. Cammino sulla stessa strada in cui Raffaello andava a trovare di nascosto la sua amante, passo davanti a quello che era l’ufficio di Michelangelo; mi giro e c’è Bernini che litiga con Borromini. Caravaggio è lì a due passi, tra una folla di colleghi meno conosciuti che non hanno mai riempito i libri di storia dell’arte ma che sono di una attualità impressionante. E poi c’è il cinema. I manifesti dei filma cui mi dedico da venticinque anni. Anche qui un passato iconografico più recente ma ugualmente ricchissimo. Migliaia di poster che si accumulano nei ricordi, negli archivi, si fanno spazio nella memoria personale. Insomma, roba bella ce n’è. Facce interessanti, gesti eclatanti, espressioni definitive, allusioni involontarie, una sorta di parco giochi in cui è facile perdersi o prendersi un’indigestione; guardo le persone che passano per strada, osservo il loro modo di camminare, il timbro della voce, lo stile, il modo di fare. Le ribalto negli affreschi, nei monumenti, nei manifesti. Provo a scegliere le persone più belle, anzi quelle che piacciono di più e quindi gli attori, gli atleti, i calciatori ,le modelle, tutte persone famose, ma che coltivano quella sana popolarità che non è propria di tutti. Devono profumare di pane appena sfornato. Non basta che siano solo belli. Li strappo uno dopo l’altro, uno sopra l’altro. Ho fotografato migliaia di manifesti strappati (anche quelli che ho fatto io)e adoro gli strappi di Mimmo Rotella. E ho strappato a mia volta e infilato nello zaino migliaia di pezzi di carta sottratta dalle pubblicità stradali. Mi serviranno alla fine della composizione, quando il file viene stampato sulla tela e allora decido finalmente di sporcarmi le mani, non con i pennelli ma con la colla e con i brandelli di manifesti. Li ristrappo ancora, li riattacco sull’immagine finale per renderla a suo modo unica benché riproducibile, e il quadro è pronto. Qualcuno mi chiama artista. Beh, grazie davvero. Non ho l’ambizione di esserlo, non ho intenti morali né sociali. Mi basta suggerire allo spettatore un soggetto da sceneggiare a suo piacimento; mi piace costruire un’immagine che stimoli il senso estetico, che possa abbellire una parete di una casa, un albergo, una palestra. Chi non ha una parete da arredare?

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Marco Innocenti

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