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Lo storytelling che li riguarda comincia come l’intro delle fiabe: “C’era una volta”. Il riferimento è a quel tennis, a quella magia, a quel modo di stare al mondo. Affascinante come tutte le cose che riguardano il tempo andato, vissuto da altri. Lea e Nicola, senza bisogno di aggiungere i rispettivi cognomi, hanno vissuto dolcemente dentro un’epoca che gliel’ha permesso. Giocando un tennis lieve, vestendosi di bianco, godendo pienamente di ogni privilegio conquistato sul campo. Bello da concorso lui, elegante da sfilata lei, sono stati e per sempre saranno la premiata ditta del tennis azzurro. P&P, come Pericoli e Pietrangeli, hanno fatto del tennis il loro paradiso, per signore e per signori, senza litigarselo mai. Lea ventisette titoli italiani, Nik due coppe del Roland Garros. Tante vittorie, appunto, e qualche sconfitta. Ballando sul pianeta di feltro giallo come Ginger e Fred, innaffiando di ironia le delusioni (poche) e brindando alle conquiste (tante). Più swinging che swing, Roma by night, e perché no qualche zingarata innocente. Storie di quando il tennis era povero ma bello, nel senso di genuino. E vaglielo a racconta’ a Federer, che certo s’è fatto molto più ricco di loro. Ma godersela, nei Sessanta, era un’altra cosa. C’era il gusto dell’avventura, serviva intraprendenza, non guastava un po’ di fatalismo. Oggi sarebbero stati due influencer, all’epoca hanno influenzato e basta. Che è molto di più. Facendo tendenza senza twittare. Più che altro si sono fatti cinguettare dietro, lei da stuoli di uomini, lui da pletore di donne. Una cosa è sicura: se la sono divertita, giustamente e nemmeno poco. Come dire: oggi è un altro giorno, e allora? Certi momenti di gloria durano per sempre. Lea come i suoi gonnellini, elegante quanto grintosa: penne, petali, visone. Una bella sferzata a quell’ambiente ingessato, quindici dopo quindici, imparando a sbattere il muso perché lo sport è pure questo. E dice sempre la verità. Vietato dimenticare l’importanza della sconfitta, perché le scoppole fanno parte della vita. A vincere, in fondo so’ bravi tutti. La pensa così pure Pietrangeli, che nella vita la parola “tennis” l’ha detta talmente tante volte che ormai la “s” non la pronuncia nemmeno più. Less is more, antico adagio di eleganza. D’altra parte frequentava le principesse e in doppio faceva coppia pure con i re, quelli veri. Rifiutando qualsiasi padrone e tutto sommato giocando una palla corta pure alla scaramanzia: gli hanno intitolato, da vivo, il campo delle statue, e lui nemmeno tocca ferro. I rischi d’altra parte non li ha mai considerati pericoli. Anzi, quando legge pericoli ci mette una “p” maiuscola e pensa a Lea. Amica di una vita, che gli ha persino dedicato un libro. Se il tennis c’era una volta, loro ci saranno per sempre. In doppio, misto.