Fuga da Alcaraz

Prezzo:

 2.000,00 €

Dimensioni (cm):

180

x

130

Copia:

5

/5

* Disponibilità 3-10 giorni
* I costi di spedizione in Italia sono inclusi nel prezzo

Già si sente unico nel suo genere, Alcaraz. E fa bene. Un onore per lui l’accostamento con Nadal, ma sia chiaro: sentirsi un clone è tutto un altro ragionamento. Certo pure lui ha già morso le coppe vinte, ma pare l’abbia fatto per accontentare le richieste dei fotografi, certo pure lui ha la corsa super potente e l’agilità favorita da una struttura muscolare perfettamente sincronizzata. Ma non basta. Come non è sufficiente avere la bandiera in comune, indossare la stessa canotta da figlio della giungla e sbracciare con la medesima facilità di Rafa. Soprattutto se in cameretta Carlitos, da piccolino, mica tanto tempo fa, accanto al poster di Nadal - che inevitabilmente già portava nel suo cuore spagnolo - c’era quello di Federer, la prima vera fonte di ispirazione tennistica. Ecco perché il super eroe nuovo il dritto tende a giocarlo maniera “svizzera” cioè tendenzialmente più piatta rispetto alla tradizione iberica, senza troppo preoccuparsi degli aspetti legati alla rotazione esasperante. Occhi scuri e profondi e capelli corti da bravo ragazzo, forse a volergli trovare un aspetto particolare si finisce per notare la lunghezza delle sue braccia, che diventa evidente quando stendendole le lascia andare morbide lungo i fianchi. Chissà che i super poteri non risiedano proprio lì. Quelli che gli permettono di battagliare alla pari persino con i mostri, e batterli, ribaltando partite che alle volte sembrano già perse. A Madrid, praticamente in casa, si è tolto la soddisfazione più grande della sua carriera super young: fare secchi in rapida successione Djokovic e Nadal - sì, avete letto bene – diventando il più giovane di sempre a vincere il titolo sulla terra più rossa di Spagna. Eccolo il messaggio che il tennis da un po’ stava aspettando: con un bambino così, talentuoso e corazzato, il futuro è da considerarsi già in cassaforte. Che significa in mani buonissime e sensibili, specialmente quella destra con cui, a differenza di Nadal, regge la racchetta. Che può essere ferro, meglio non farci a schiaffi, ma pure piuma. Vogliamo parlare del suo drop-shot, un colpo che più “a goccia” non si può? Una soluzione estemporanea e mortifera che il giovanotto, per sua stessa ammissione, esegue senza alcuna pianificazione strategica, gli viene naturale e basta. Un trionfo di estemporaneità eseguito con la sicurezza di chi, nato per dettare legge, si prepara a diventare il nuovo numero uno della compagnia. Crepando di frustrazioni tutti quei potenziali “capitan futuro” che, prima della sua venuta, hanno fallito il sorpasso ai danni dei soliti tre: Roger, Rafa e Nole. Sì, se puede. A patto di non disconnettersi mai, tranne nella mezz’ora di siesta pomeridiana che tutti i giorni, come un giovane vecchio, quando può Alcaraz continua a concedersi. Se serve alla fuga, ben venga. Il problema è degli altri, tutti quelli che da qui in avanti proveranno a prenderlo…