Il rovescio proletario

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 2.500,00 €

Dimensioni (cm):

160

x

105

Copia:

5

/5

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Il rovescio a due mani è un colpo proletario, appartiene alla classe dei tennisti lavoratori. È un pugno al sistema, un manifesto di propaganda. La sua introduzione ha portato al “bimanismo”: un nuovo ordinamento popolato da signori, ma soprattutto signore, che preferiscono aggiungere la seconda mano prima di eseguire il gesto. Una rivolta non violenta contro i tennisti della tradizione: quelli dei pantaloni di flanella, quelli del gilet intrecciato, ma soprattutto quelli del rovescio a una mano. Bjorn Borg è stato il capopopolo di un’insurrezione che ha coinvolto in maniera via via più ampia l’intero sistema. Quel backhand copiato e incollato dall’hockey ha spalancato un portone sul futuro, e lì dentro via via si sono infilati in parecchi. Quel mito un sacco bello dalla parte sinistra, quella del diavolo, perseverava senza errare, trasformando il suo scudo in una scure vichinga. Se prima di lui il rovescio era un colpo per non prenderle, con lui è diventato un’opportunità per darle. E nemmeno piano. Lasciando alla soluzione monomane una fetta di torta sempre più misera: “Two is megl’che one”, tornando alla nota réclame. Ma non per tutti: stando al parere dei detrattori, in effetti, aggiungere una mano fu come rivestire il Giudizio Universale con la carta da parati. Detto, fatto: Borg con la cura maniacale del bravo imbianchino è riuscito nell’impresa mica banale di stravolgere il salotto muffito del tennis. Grazie a lui il campo è diventato più largo e più lungo, merito dei rimbalzi esasperati prodotti da quei colpi di spazzola. Con il suo double backhand il biondo costringeva chiunque alla ritirata sistematica, oppure a trovare un modo per replicare a così tanta distanza dalla rete. Prima di aggiungere sul manico la mano sinistra sopra alla destra, Bjorn ruotava leggermente l’attrezzo per ottenere un’impugnatura più aperta. Con il piede destro avanti all’altro. Racchetta bassa, in fase di preparazione, sotto la linea immaginaria dei polsi. Ginocchia piegate e impatto particolarmente avanti al corpo. Tutto molto Borg, compresa la lieve caduta all’indietro sul finale dello swing, con la mano sinistra che mollava la presa una volta diventata inutile alla causa. Lo svedese con gli occhi vicini batteva chiunque senza battere ciglio, almeno in apparenza. Forte di una tecnica killer da serie tv chiaramente nordica e vagamente noir: prima scomponeva l’avversario in parti piccole, poi lo ricomponeva nella forma di un pupazzo tennista più facile da battere rispetto all’originale. Pensare che l’Ikea sia nata dalle sue parti aiuta a chiudere il cerchio. Un precursore anche da questo punto di vista. Come se nei giorni di gloria John fosse il nome di una libreria e Jimmy quello di un mobiletto per il bagno. Ma senza dimenticare le circostanze in cui l’uno (McEnroe) o l’altro (Connors) sono persino riusciti a schiacciargli le dita.