Le Muse di Musetti

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Dimensioni (cm):

156

x

86

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Il soprannome Muso accorcia il cognome, e va bene, ma soprattutto sintetizza il suo faccino tosto e tutto toscano. Zona Carrara, dove il talento quando c’è è inciso nel marmo, rigorosamente bianco. Come i gesti, d’antan ma accelerati x2, come i vocali su WhatsApp, del campioncino che il mondo ci invidia: Lorenzo Musetti. Uno che ha sempre giocato in anticipo sul tempo, gli esperti dicono “sotto età”, uno che ha già vinto match decisivi in Coppa Davis, la competizione a squadre più antica di tutte, uno che ha già fatto secco Djokovic. E la cosa non è proprio da tutti i giorni, visto che gli italiani a riuscire nell’impresa, perché di impresa di tratta, sono stati quattro in tutto, compreso lui. Quelli del tennis, su di lui, fanno un tale affidamento che quando perde si dicono delusi. E questo è il punto: è proprio dalla delusione prodotta che si misura la grandezza del giocatore. Musetti è a tutti gli effetti un fenomeno in crescita: dopo aver sbarazzato tutti a livello juniores, già da un po’ sta facendo il circuito più bello di quello che era. Restituendogli, in parte, ciò che gli era stato tolto dall’addio di Federer, suo idolo incontrastato, per giunta. Il talento di Muso non si discute, si ama e basta. La varietà del suo tennis è il miglior ricostituente nell’epoca in cui tutti si somigliano un po’ troppo. Da una parte c’è Musetti, dall’altra la standardizzazione dei gesti e delle tattiche. Il timbro più marcato del suo essere tennista è il rovescio, splendidamente monomane, come facevano i gentiluomini vestiti in flanella, ma in maniera parecchio più distruttiva. Soprattutto dritto per dritto, quando lo spara lungolinea. Una sorta di schiaffone secco assestato con il dorso della mano. Un giorno di qualche tempo fa, Bertolucci si è spinto a dire che un pochino gli ricorda Panatta, e lui sì che l’ha visto giocare da vicino. Un parallelo, per carità ardito, che si regge sui mattoni solidi della naturalezza tennistica e della bellezza dei colpi. Ma non solo: Lorenzo piace alle donne sulla falsariga di Adriano. Due che acchiappano al volo, insomma, non solo le palle nei pressi della rete. Capello lungo e sensibilità, faccia da schiaffi, detto in maniera buona, e tocchi di fino. Ogni tanto deve lottare per non piacersi troppo e non scomporsi, ma anche questo verrà. D’altra parte Muso, in fase di crescita totale, va visto come una canna di bambù: ogni difficoltà è un nodo, ma superato il nodo la canna ricomincia serenamente a crescere. E lui, in questo senso, è destinato a diventare sempre più alto e sempre più liscio. Come quelle guance sbarbate, come quel capello così classicheggiante. Un po’ alla Panatta, se vogliamo. Con ogni vittoria importante che, da qui in avanti, sarà il suo personalissimo acceleratore di maturità.